Le energie rinnovabili prodotte nelle campagne italiane produrranno nei prossimi dieci anni circa centomila posti di lavoro. Infatti la produzione di energia rinnovabile proveniente dall’agricoltura italiana è destinata a triplicare nei prossimi dieci anni: raggiungerà nel 2020 una percentuale dell’8% del totale rispetto all’attuale 2%. E' uno dei dati contenuti nell'analisi presentata dalla Coldiretti al Forum internazionale “l’energia di domani”, organizzato insieme ad Ambrosetti a Venezia. Con oltre il 70% il maggiore contributo viene dalle biomasse combustibili provenienti dal legno, dalle colture erbacee, dai residui agroalimentari e dai reflui degIi allevamenti, ma non trascurabile è il contributo dei carburanti con il 20%, mentre il restante 10% è ottenuto attraverso solare, eolico ed idroelettrico.
In Italia una spinta alla produzione di energia da biomasse è attesa dal decreto attuativo del cosiddetto collegato alla finanziaria 2007 (legge 29 novembre 2007, n. 222) che il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ( Mipaaf) sta per emanare completando così il quadro dei finanziamenti espressamente rivolti alla produzione di energia elettrica mediante l’impiego delle biomasse agricole e forestali. Un provvedimento atteso dalle imprese agricole perchè riguarda, in particolare, l’introduzione di un incentivo destinato all’energia elettrica generata attraverso l’impiego di biomasse di origine agricola ottenute nell’ambito di intese di filiera o di filiera corta (70 km di distanza tra luogo di produzione della biomassa e luogo di trasformazione energetica), un criterio legato alla sostenibilità ambientale perché garantisce la riduzione delle emissioni da trasporto che caratterizzano i grandi impianti alimentati con biomassa importata e ottenuta in modo non sostenibile (deforestazione, sostituzione di coltivazioni a fini alimentari.). L’emanazione del decreto mette fine all’annosa questione della cumulabilità degli incentivi, andando a completare le prescrizioni normative che rendono l’accesso alla tariffa incentivante, da parte di impianti di proprietà di aziende agricole, agroalimentari, di allevamento e forestali, alimentati a biomasse e biogas, cumulabile con altri incentivi pubblici di natura nazionale, regionale e locale o comunitaria in conto capitale o in conto interessi con capitalizzazione anticipata non eccedenti il 40% del costo di investimento.